
Esistono diversi tipi di Omega3, che differiscono per struttura chimica e forma. Vediamo insieme quali sono e quali caratteristiche hanno.
Si fa presto a dire Omega3: ne sentiamo spesso parlare, ma siamo sicuri di conoscerli davvero? Ecco un breve approfondimento che ti aiuterà a comprendere meglio di che cosa si tratta e quali sono le principali tipologie.
Omega3: una breve guida
Le tre tipologie più comuni di queste sostanze sono:
- EPA (Acido eicosapentaenoico): aiuta a ridurre l’infiammazione e può anche ridurre I sintomi della depressione
- DHA (Acido docosaesaenoico): costituisce circa il 8% del peso del cervello ed è estremamente importante nel normale sviluppo e nel supporto delle funzioni cerebrali.
- ALA (Acido Alfa-linolenico): può essere convertito all’interno dell’organismo in EPA e DHA ma in maniera minima (5%). ALA viene principalmente utilizzato dall’organismo come fonte di energia.
Gli Omega-3 sono una componente essenziale delle membrane cellulari e hanno una serie di importantissime funzioni quali:
- Supporto all’attività cardiaca e circolatoria
- Supporto allo sviluppo cerebrale nel periodo infantile
Controllo del peso corporeo - Supporto alla funzionalità del fegato
- Azione antiinfiammatoria: ridurre l’infiammazione aiuta a contrastare una serie di patologie croniche
- Prevenire la demenza senile
- Migliorare la salute delle ossa: soggetti che assumono alti livelli di Omega-3 tendono a mostrare una migliore densità ossea.
Le fonti di Omega3 possono essere vegetali (legumi, noci, mandorle, semi di lino), ricchi di acido alfa-linolenico (ALA). o animali, nello specifico i pesci che vivono in acque fredde (come aringa, sardina, salmone, tonno) ed oli da essi estratti, ricchi di acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesanoico (DHA).
L’attività antinfiammatoria viene riconosciuta soprattutto a EPA, parzialmente a DHA, mentre ALA sembra esserne sprovvisto. È importante considerare che gli Omega-3 di origine vegetale (olio di semi di lino, olio di semi di girasole, etc) quando assunti, vengono convertiti dall’organismo in quantità minima (meno del 5%) di EPA.
Questo vuol dire che l’assunzione di Omega3 di origine vegetale non determina l’effetto antinfiammatorio desiderato, che si ottiene, invece, attraverso l’assunzione diretta di Omega3 di origine animale (olio di pesce).